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giovedì 3 novembre 2011

Coreano


Quello che viene comunemente chiamato "coreano" (nome che deriva dal fatto che alcune specie di questa famiglia di policheti vengono importate dalla Corea, ma anche dalla Cina) risulta essere sicuramente tra le esche più diffuse, utilizzate e conosciute dai pescatori italiani che praticano la pesca dalla riva (tuttavia in alcuni casi, e con alcune tecniche di pesca, viene utilizzato anche dalla barca). In realtà, di questo anellide polichete ne vengono commercializzate in Italia almeno 4 specie, molto simili tra loro ed appartenenti alla famiglia dei Nereididae; di queste quattro specie solamente due: Hediste diversicolor (tremolina) e Perinereis cultrifera (saltarello veneziano) sono presenti e vengono prodotte in Italia. Talvolta sono comunemente chiamate con i sinonimi: saltarello o saltarello coreano, ma si tratta sempre di specie affini e comunque appartenenti alla stessa famiglia, citata in precedenza. Il corpo di questi organismi si presenta piuttosto robusto e relativamente elastico. I parapodi, ovvero le appendici ambulatorie poste lateralmente ai segmenti del corpo, sono piuttosto sviluppati e ben evidenti. Sul capo, dotato di cirri, sono presenti un paio di occhi con cristallino. La bocca è armata di due potenti mascelle dentellate e chitinose, che vengono estroflesse assieme al faringe dall'animale per cibarsi o per difendersi, cosa sicuramente nota ai pescatori, molti dei quali avranno provato sulla propria pelle il "pizzico" del nostro verme quando viene maneggiato per l'innesco. La colorazione varia non poco, dorsalmente può presentarsi dal verde scuro fino al marroncino chiaro; mentre, nella parte ventrale può essere rossiccio chiara - rosata. Gli habitat sono molto vari e diversificati, ma quelli delle specie di nostro interesse sono costituiti prevalentemente da zone sabbiose- fangose, nei pressi di paludi o foci, su substrati dove spesso è presente copertura algale. Come ci si aspetterebbe da specie che vivono in prossimità di tali ambienti, sono in grado di sopportare ampie variazioni di salinità. Viene utilizzato con diverse tipologie di innesco, intero o a pezzi (in base al tipo di innesco o alla specie che si intende insidiare). Oltre ad avere un certo potere attrattivo per gli odori che emana, quando innescato per intero la contorsione del corpo ed i rapidi movimenti aiutano sicuramente a scatenare l'istinto predatorio del pesce. Non è un' esca selettiva e le specie che si possono insidiare sono tantissime, quasi tutte. Con gli Sparidi (orate, saraghi, mormore, ...) questo verme può regalare belle soddisfazioni. Risulta essere un' esca particolarmente valida su fondali misti o rocciosi. Presenta una buona resistenza durante la fase di lancio ed una buona tenuta in acqua. A livello globale è l'esca più venduta, raggiungendo quasi il 30% delle vendite complessive. Subito a seguire, al secondo posto, troviamo l'americano (Glycera dibranchiata), anch'esso quasi eguagliato dall'esca rossa (Scoletoma impatiens), a seguire tutti gli altri.

Clicca sul nome scientifico delle due specie di interesse per l'Italia per visualizzarne un' immagine rappresentativa.

In foto, una classica confezione di esca contenente diversi esemplari di "coreano". Gli esemplari vengono impacchettati in mezzo ad una sorta di sedimento costituito da frammenti, che possono essere naturali o artificiali, in grado di trattenere l'umidità e prolungarne quindi la sopravvivenza. In ottime condizioni e mantenuti in frigo possono sopravvivere per oltre 20 giorni.


martedì 23 agosto 2011

I "vermi" degli abissi


Nelle aree più profonde degli oceani, oltre il limite della piattaforma continentale o in prossimità delle sorgenti idrotermali sottomarine (le cosiddette "fumarole"), sono spesso presenti dei particolari tipi di vermi marini (policheti), dalla forma e dalle abitudini assai singolari. In alcuni casi formano, assieme ad altri organismi caratteristici di questi ambienti, delle comunità relativamente estese e complesse, attorno alle quali ruota la vita di una gran varietà di organismi e microrganismi marini. I Pogonofori sono anellidi marini sessili, che vivono all'interno di un tubo chitinoso secreto da loro stessi. Il corpo è differenziano in una regione anteriore (prostomio), che può portare numerosissimi palpi lunghi e sottili o che possono essere saldati assieme a formare strutture simili a lamelle. Il tronco si presenta esternamente non segmentato, a differenza di molti policheti; mentre, la regione posteriore di questi animali è differenziata in una particolare struttura bulbosa e segmentata, dotata di uncini, che permette all'animale di ancorarsi al suo tubo e di retrarsi rapidamente al suo interno in caso di pericolo. La forma adulta è priva di bocca ed ano. Assai singolare è, infatti, la modalità di alimentazione di questi organismi; essi per nutrirsi si basano principalmente sulla sostanza organica fornita direttamente e indirettamente da una moltitudine di batteri simbionti viventi al loro interno, in una regione specializzata dell' intestino medio, il trofosoma. Questi batteri sono in grado di ossidare le sostanze inorganiche solforate presenti nell' ambiente e di trarvi l'energia necessaria per fissare il carbonio, ovvero per "inserirlo" in composti organici della materia vivente. Le dimensioni di questi organismi, che come abbiamo visto vivono in ambienti della terra estremi quali gli abissi marini, variano dai pochi centimetri di alcune specie, fino, in alcuni casi, a dimensioni di oltre un metro del gigante Riftia pachyptila (la cui specie può proliferare, con densità di popolazione molto elevate, nelle aree oceaniche dove sono presenti le fumarole sottomarine). Il colore rosso del corpo è dovuto alla presenza di emoglobina nel sistema emale.

In foto possiamo ammirare una moltitudine di esemplari del Pogonoforo gigante (Riftia pachyptila) nella fossa delle Galapagos. Le strutture biancastre sono i tubi secreti dall'animale.

sabato 2 gennaio 2010

Vermocane


Questo verme polichete errante è conosciuto sotto altri nomi, tra cui "verme cane" o "verme di fuoco". La scienza gli attribuisce il nome di Hermodice carunculata. Molto comune in Mediterraneo, questo animale, che vive prevalentemente su fondi rocciosi, è facilmente rinvenibile anche a bassissime profondità. Può raggiungere la dimensione massima di 30 cm e dispone di due paia di occhi. Il suo colore è grigiastro ed ai lati dei segmenti del corpo sono visibili le brachie rosse e le setole bianche. Le setole sono urticanti e se scagliate contro un aggressore (uomo compreso) sono in grado di infliggere delle dolorose irritazioni. Poiché tali strutture entrano facilmente sotto alla pelle (come dei veri e proprio arpioni) risultano difficili da togliere. Ci si può aiutare con del nastro adesivo, trattando poi la parte interessata con ammoniaca ed alcool. La parte colpita si presenta gonfia ed arrossata. Si nutre principalmente di animali marini morti.

In foto Hermodice carunculata su substrato roccioso.