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mercoledì 6 gennaio 2016

Un misterioso pesce: il blennide di Heuvelmans


Nel 1986, in Croazia, lo zoologo François Charousset de Sarre scopre una nuova specie appartenente alla famiglia Blenniidae. Si tratta di un piccolo pesce, circa 6,5-7 cm di lunghezza totale, che, come la maggior parte dei blennidi, vive in acque molto basse. Una delle principali caratteristiche di questa specie, che in alcuni testi criptozoologici venne descritta come un pesce di colore giallo, è la particolare colorazione della testa: gialla sulle guance e nera sul resto del capo. Alla nuova specie venne dato, in onore di Bernard Heuvelmans, zoologo ritenuto fondatore della criptozoologia, il nome di Lipophrys heuvelmansi. Tuttavia, negli anni successivi alla sua scoperta, nessuno riuscì a trovarlo e il blennide di Heuvelmans sembrò sparire nel nulla. La specie venne solo  brevemente citata in qualche testo criptozoologico e il suo nome apparì, accompagnato da pochissime informazioni, su diversi siti web zoologici e di nomenclatura zoologica. Solo circa 30 anni dopo, uno studio ne svela finalmente il mistero. Dopo un'accurata analisi effettuata sul paratipo, preservato al Museo Zoologico di Losanna (Svizzera), si può oggi affermare che Lipophrys heuvelmansi altro non è che l'esemplare maschio della comune Bavosa Gote Gialle (Microlipophrys canevae) e va quindi considerata sinonimo di quest'ultima specie. De Sarre non era a conoscenza del marcato dimorfismo sessuale presente nella Bavosa Gote Gialle. Nel sito in cui osservò la sua nuova specie, infatti, riporta anche la presenza della Gote Gialle (si trattava in tutta probabilità di individui immaturi e/o femmine, che non mostravano quindi le guance gialle su un capo scuro). Quindi, nonostante la sua esperienza, De Sarre confuse i maschi della specie, caratterizzati dalla "maschera riproduttiva" descritta in precedenza, con una nuova specie; mentre, gli individui che non mostravano tale caratteristica, vennero correttamente identificati come Bavosa Gote Gialle. Questa caratteristica "maschera riproduttiva" non è tuttavia esclusiva della Gote Gialle, poiché anche i maschi delle altre specie appartenenti al genere Microlipophrys, durante il periodo riproduttivo, mostrano una "maschera riproduttiva" simile. 

In foto, la prima in assoluto, viene mostrato il paratipo del blennide di Heuvelmans fotografato al Museo Zoologico di Losanna in Svizzera (© F. Tiralongo). 
L'esemplare, dopo un lungo periodo di conservazione in alcol, ha perso del tutto la colorazione tipica della specie.


sabato 20 novembre 2010

Pesce flauto


Ieri, 19/11/2010, mi è stato consegnato da una pescheria di Avola (SR) un pesce non noto né ai pescatori, né tanto meno ai venditori. Si tratta in effetti di una specie “aliena” per il nostro Mare o meglio, come spesso ormai si sente dire, “lessepsiana” (specie che, proveniente dal Mar Rosso tramite il Canale si Suez, raggiunge il Mediterraneo). Il Pesce flauto, per la scienza Fistularia commersonii, si è introdotto in tempi piuttosto recenti nel nostro bacino ed è solo una delle numerose specie che tramite Suez stanno colonizzando il Mare Nostrum. Pesce che mostra una particolare morfologia è per certi aspetti assimilabile ai pesci ago ed ai cavallucci marini presenti nel nostro mare; in effetti si tratta di specie affini. La prima cosa che colpisce di questo animale è il suo lungo apparato buccale (da cui prende appunto il nome di Pesce flauto) protrattile con il quale, a seguito di continue alternanze di contrazioni e dilatazioni, risucchia rapidamente le sue prede, che sono costituite generalmente da piccoli pesci. Altra peculiarità è la presenza di una protuberanza filamentosa caudale relativamente lunga e molto sottile (costituita, a un'attenta osservazione, da due raggi). Il corpo dell’animale si presenta dorso ventralmente parecchio compresso ed è ricoperto da una certa quantità di muco piuttosto appiccicoso. Data la sua rarità nei mari italiani non ha alcun interesse commerciale, ma è oggetto di cronaca cittadina. Spesso si sposta solitario in prossimità del fondo marino, ma può anche trovarsi in compagnia di pochi esemplari della stessa taglia. È già stato segnalato in alcune zone della Sicilia e mai fin oggi ad Avola dove è stato appunto catturato dai pescatori nel tratto di mare prospiciente alla costa compreso tra Contrada Falaride e “Gallina” utilizzando una rete da posta. L’ingresso di queste specie nel nostro mare è favorito dall’innalzamento della temperatura delle acque come conseguenza al fenomeno del riscaldamento globale. Spesso queste specie aliene entrando nei nostri mari alterano l’equilibrio dell’ecosistema, ma è ancora troppo presto per parlare di specifici effetti a livello ecosistemico relativi a fenomeni di competizione con specie autoctone. Ulteriori segnalazioni saranno importanti nel determinare la distribuzione di questa specie all’interno del Mediterraneo.
L’esemplare in foto è quello catturato ad Avola ed è lungo 105 cm per un peso di quasi 600 gr. La specie può talvolta superare la lunghezza di 1,5 metri.

venerdì 30 luglio 2010

Globicefali


Gli esemplari appartenenti a questa specie (Globicephala melas) sono comunemente conosciuti con il nome di Balene pilota; tuttavia appartengono alla stessa famiglia dei delfini ed il nome è dovuto al fatto che il comportamento di questi cetacei odontoceti è più simile a quello delle balene che a quello dei delfini. Sono individui sociali e formano gruppi che possono comprendere molti individui. Gli esemplari maschi possono raggiungere un massimo di 7 metri di lunghezza per le 2 tonnellate di peso, mentre le femmine sono più piccole. Possiedono denti robusti e la loro dieta è a base soprattutto di calamari. Sono animali molto longevi, potendo superare i 50 anni di età. La colorazione va dal nero al grigio-bruno tranne che per la parte ventrale dove è presente una macchia bianca che ricorda la forma di un' ancora. Questo cetaceo predilige le acque temperate e subtropicali. E' presente nel Mediterraneo. I piccoli alla nascita misurano 1,7 metri circa e pesano tra gli 80 e i 100 Kg. Ogni anno alle Isole Feroe, in Danimarca, viene compiuta una vera e propria mattanza di questi cetacei, dopo che sono stati condotti in acque basse. Proprio per il fatto che sono animali sociali e dall'indole pacifica, il loro sterminio da parte dei pescatori risulta estremamente facile. I pescatori locali giustificano questo massacro dicendo che si tratta semplicemente di un' antica tradizione e che la morte degli animali avviene in modo rapido e quasi indolore, ma non pare proprio così...anzi, spesso, gli animali, prima di morire, vanno incontro ad una lenta e assai dolorosa agonia. 

In foto Globicefali dopo il massacro in Danimarca.

venerdì 25 giugno 2010

Calamaro gigante a Siracusa


In data 23/06/2010 è stato rinvenuto già morto sulla spiaggia di Pachino, in provincia di Siracusa, un grosso cefalopode della specie Thysanoteuthis rhombus. Il peso dell'esemplare è stato stimato sui 22 Kg per una lunghezza di 110 cm; si tratta di un esemplare adulto. Questo organismo, che vive nelle profondità marine, è comune nell'Oceano Atlantico ed è stato segnalato solo raramente nel Mediterraneo; tuttavia, pare che nel messinese alcuni pescatori lo catturino con una certa frequenza. Nell'Agosto del 2007 un altro esemplare è stato rinvenuto all'Elba, una femmina di 18 Kg di peso per 1,5 metri di lunghezza. Sebbene le segnalazioni non siano frequenti non si può parlare certamente di specie rara, ma, piuttosto, di "specie degli abissi".

In foto l'esemplare catturato sulla spiaggia di Pachino (SR)

giovedì 14 gennaio 2010

Meduse giganti


Se nei nostri mari i problemi legati alle esplosioni di popolazioni di alcune specie di meduse sono, attualmente, principalmente le preoccupazioni dei bagnanti nei periodi estivi e dei gestori di zone balneari, in Giappone, meduse giganti, stanno provocando danni ben maggiori. Pare che in Giappone le esplosioni di questo genere di meduse, soprattutto del tipo Nomura, siano legati alla pesca intensiva (in quanto alcuni pesci si cibano delle meduse), inquinamento ed a ogni attività umana incontrollata che si riflette negativamente sulla qualità delle acque marine. Quando i pesci iniziano a diminuire, inevitabilmente, altre specie prenderanno il sopravvento, in questo caso le meduse giganti. Le Nomura in Giappone stanno creando parecchi problemi ai pescatori, interferendo con la loro attività di pesca e creando danni all'industria della pesca per un valore pari a 110 milioni di dollari. Tali meduse, che raggiungono il peso di 200 Kg e la larghezza di 2 metri, rovinano le reti e in taluni casi hanno addirittura provocato il ribaltamento di alcuni pescherecci; infatti, alcune imbarcazioni caricando reti piene di queste meduse da 200 Kg ciascuna hanno superato il carico dell'imbarcazione determinandone uno sbilanciamento e conseguente ribalto. Oltre a provocare questi danni di tipo diretto ad attrezzi di pesca ed imbarcazioni, rendono tossici i pesci che rimangono impigliati nelle reti poiché i tentacoli di queste meduse, come tutte le altre, sono dotati di "arpioni" in miniatura contenenti tossine. I pesci  diventano quindi immangiabili.


In foto reti da pesca piene di meduse giganti Nomura.

giovedì 24 dicembre 2009

Una medusa "immortale"


Questa medusa è l'unico organismo finora noto in grado di raggirare l'ultima tappa della vita comune ad ogni essere vivente, quella della morte; il processo è stato scoperto da alcuni biologi di Lecce, nell'AMP di Porto Cesareo. Ad un certo punto della sua esistenza, infatti, questa medusa, dopo essersi riprodotta, è in grado di sfuggire all'ultima tappa del processo di invecchiamento (la morte) tornando allo stadio precedente della sua esistenza, quello a forma polipoide, per poi ritornare di nuovo a quello di medusa. Insomma, è un pò come se noi umani, una volta diventati vecchi, tornassimo indietro a quando eravamo neonati. Tale capacità di ringiovanirsi all'infinito è resa possibile a questa medusa grazie alle sue cellule in grado di effettuare un "transdifferenziamento". Tramite questo processo, una cellula già specializzata torna ad uno stadio totipotente, in cui è in grado di differenziarsi nuovamente in qualsiasi altro tipo cellulare. Proprio a causa di questa sua straordinaria capacità di essere "immortale" alcuni studiosi temono che ben presto questa medusa potrebbe invadere tutti gli oceani. La Turritopsis nutricula ha un diametro di soli 4-5 millimetri.

In foto Turritopsis nutricula