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martedì 7 febbraio 2012

Conchiglie



Tantissimi di noi da piccoli, passeggiando su una spiaggia, magari in una soleggiata giornata estiva, si sono imbattuti per la prima volta in una conchiglia.  Probabilmente si trattava di una “classica” valva di bivalve, caratteristico di ambienti sabbiosi, o forse di una conchiglia spiralata ed elegante di un  gasteropode. Molti hanno osservato il bianco e leggero “osso di seppia” adagiato sulla riva sabbiosa dalle onde del mare, magari non pensando che tale struttura appartenesse al ben noto cefalopode e, soprattutto, senza pensare che anch’essa è una conchiglia. Fin dai tempi più remoti della nostra civiltà le conchiglie hanno affascinato l’uomo. Le popolazioni costiere, infatti, oltre a trarne una preziosa  fonte alimentare, le hanno utilizzate per costruirne oggetti utili alla vita quotidiana, come lame affilate ed ami da pesca. La bellezza strutturale e i colori di molte conchiglie sono caratteristiche apprezzate non solo dagli odierni malacologi e collezionisti, ma sono state da sempre contemplate dalle antiche popolazioni costiere, che dalle conchiglie ricavavano monili, moneta di scambio, oggetti per ornare ed abbellire il corpo, come collane od orecchini, indossati da individui che ricoprivano una posizione sociale superiore, come avveniva, ed avviene ancora oggi, in alcune lontane tribù. I Fenici estraevano da alcuni gasteropodi, appartenenti alla famiglia Muricidae, la preziosa porpora, usata per tingere le vesti delle classi nobili. Le perle create da alcune specie di ostriche hanno avuto un valore inestimabile nelle civiltà antiche ed oggi, con tecniche sempre più raffinate e il minuzioso lavoro di veri maestri dell’”arte dell’ostrica”, si ottengono perle perfettamente sferiche, vendute a prezzi esorbitanti. Dopo questo breve sguardo al passato, vediamo adesso quali sono i principali tipi di conchiglia, la loro struttura e le relative funzioni. Prenderemo in esame cinque tipi di conchiglie diverse, appartenenti a tre diverse classi di molluschi, scelte appositamente tra quelli che ritengo più “comuni” e note ai più. Tali conchiglie, come vedremo, hanno caratteristiche strutturali e funzionali ben diverse. Si sono, difatti, adattate al meglio all’ambiente in cui ciascun organismo vive. Sottolineo, prima di passare alle singole descrizioni, che le vere conchiglie sono strutture calcaree esclusive dei molluschi, raggruppamento del Regno animale caratterizzato da un corpo molle; sebbene in alcuni altri taxa animali vi siano strutture omonime, talvolta simili per forma e composizione. Le conchiglie dei molluschi hanno una particolare composizione chimica e strutturale disposta a strati, con componente fondamentale il carbonato di calcio (CaCO3). Sono secrete dal mollusco stesso e si accrescono con esso.

Classe Cefalopoda:

-          Seppia (Sepia officinalis): la conchiglia interna della seppia, dalla forma affusolata, ha come principale funzione quella di sostegno al corpo dell’animale e ne impedisce quindi il collasso permettendo un nuoto efficiente. E’, inoltre, implicata nel galleggiamento dell’animale, fungendo quindi, similmente alla conchiglia esterna di Nautilus, da organo idrostatico. Tale conchiglia è, infatti, settata e nelle sue numerose cavità contiene gas (motivo per cui è molto leggera).

-          Nautilo (Nautilus spp.): al genere Nautilus appartengono poche specie di cefalopodi dotati di una grossa ed elegante conchiglia, considerati fossili viventi. La conchiglia è avvolta sullo stesso piano ed è suddivisa da setti in diverse camere isolate. Le camere sono attraversate da un canale coinvolto negli scambi gassosi. Tali camere sono, infatti, piene di gas, la cui concentrazione viene regolata dall’animale e che assieme fungono quindi da organo idrostatico, permettendo il galleggiamento. Il mollusco vive all’interno dell’ultima camera di questa grossa conchiglia, che è la più voluminosa e di più recente formazione. Il nautilo possiede numerosi tentacoli privi di ventose, utilizzati per la cattura del cibo.


Classe Gastropoda:

-          Murice ( Bolinus brandaris): la conchiglia è in questo caso spiralata e contiene il corpo dell’animale, che ha, di conseguenza, tutto il corpo ed i visceri avvolti a spirale. La funzione è quella di proteggere il molle e vulnerabile corpo dall’attacco dei predatori. Un opercolo di natura cornea chiude la “bocca” della conchiglia quando l’animale, per proteggersi, decide di retrarsi completamente al suo interno. Questo mollusco è caratteristico del Mediterraneo e facilmente distinguibile per il lungo canale sifonale della sua conchiglia e per la presenza di spinosità piuttosto pronunciate. Un tempo da questa specie si estraeva la preziosa porpora.

-          Patella (Patella spp.): mollusco gasteropode che vive attaccato su rocce e altri substrati duri bagnati dal mare. Comune nel piano sopralitorale e nella zona di marea. Vive raschiando dal substrato, con la sua particolare e specializzata “lingua” (radula), piccole alghe e microrganismi. In condizioni di disseccamento, o quando viene disturbato, aderisce molto tenacemente al substrato duro su cui vive e rimuoverlo a mani nude risulta molto difficile. Nel primo caso il comportamento è rivolto ad evitare la disidratazione (questi organismi sono in grado di resistere all’asciutto per periodi sorprendentemente lunghi considerando che si tratta di organismi marini); mentre nel secondo caso il comportamento ha funzione difensiva. La conchiglia di questo mollusco si presenta piuttosto schiacciata e conica.

Classe Bivalvia:

-          Mitilo o “Cozza” (Mytilus galloprovincialis): mollusco caratterizzato da conchiglia bivalve, tenuta chiusa da muscoli. L’animale vive alimentandosi per filtrazione, tenendo le valve leggermente aperte e richiudendole al minimo segnale di pericolo o in condizioni di bassa marea, quando si trova esposto all’aria.


Abbiamo visto quanto importante sia la funzione della conchiglia per alcuni dei tantissimi molluschi che la possiedono. Molti molluschi fossili, ormai estinti, sono stati rinvenuti. Ad esempio, le Ammoniti, esteriormente simili al Nautilo, hanno lasciato testimonianze fossili grazie alla loro grossa conchiglia, che quando non è stata preservata dal tempo, ha comunque lasciato un’indelebile ed inconfondibile impronta in un calco all’interno delle rocce. Spesso conchiglie fossili sono state rinvenute in zone molto distanti dalle coste, testimonianza questa di come il livello della superficie marina e la geografia terrestre sia stata enormemente difforme rispetto ai giorni nostri. Gli geologi utilizzano questi fossili come utile strumento per datare in modo alquanto preciso le rocce di origine sedimentaria. I primi fossili di molluschi dotati di conchiglia risalgono al Cambriano. Per le specie prive di conchiglia, che molto probabilmente furono i progenitori delle forme con conchiglia, non è rimasta nessuna testimonianza fossile; la conchiglia, infatti, rappresenta l’unica struttura in grado di resistere a periodi di tempo estremamente lunghi. Per quanto riguarda la filogenesi dei molluschi, ovvero l’origine da un antenato comune, ancora è aperto il dibattito tra gli zoologi; tuttavia, per quanto riguarda l’evoluzione dei molluschi con conchiglia, si ritiene che essi abbiano avuto tutti origine da un progenitore esternamente simile ad una odierna patella, che subì una profonda modificazione, strutturale ed anatomica.  

In foto: visione ventrale (A) e dorsale (B) di Galeodea echinophora, mollusco gasteropode di medie dimensioni. Vive su fondali sabbiosi o fangosi, da pochi fino a diverse decine di metri di profondità. E’ una specie carnivora. Spesso la si ritrova tra il pescato delle reti a strascico. La conchiglia in foto misura 6 cm circa. Visione ventrale (C) e dorsale (D) di Patella caerulea, gasteropode medio-piccolo comune in acque tidali. Si nutre raschiano alghe dalla superficie solida degli scogli o dei moli. La conchiglia in foto misura 3 cm. 

giovedì 15 settembre 2011

Il Polpo


Il Polpo (Octopus vulgaris) è sicuramente tra i molluschi cefalopodi più conosciuti, se non il più conosciuto, dei nostri mari. Specie di acque basse, si concentra nella zona di mare vicinissima alla costa e difficilmente lo si ritrova oltre i 200 metri di profondità. Il corpo di questo cefalopode è piuttosto robusto e presenta otto braccia e nessun tentacolo. Caso diverso rappresentano invece, tanto per fare i più comuni esempi, la Seppia (Sepia officinalis) ed il Calamaro (Loligo vulgaris), entrambi dotati di 8 corte braccia e due lunghi tentacoli (utilizzati per la rapida cattura delle prede). Nel polpo ogni braccio è percorso per l’intera lunghezza da una doppia fila di ventose. Una particolare membrana (interbrachiale) è presente tra le braccia. Al centro di quest’ultime, una bocca dotata di un becco corneo, simile a quello di un pappagallo, viene utilizzata per fare a pezzi le prede, che cadono vittima delle sue micidiali braccia. Le ghiandole salivari, inoltre, producono una tossina, la cefalotossina, che viene inoculata nelle prede tramite le ferite causate dal becco e che ha un' azione paralizzante. Il sistema circolatorio comprende tre cuori. La colorazione varia parecchio in base allo stato dell’animale ed al camuffamento mimetico adoperato nell’ambiente e può essere giallo-biancastra o bruno-rossiccia. Il colore complessivo del corpo viene determinato da una moltitudine di particolari tipi di cellule cromatiche, sparse per tutto il corpo e sotto l’azione del sistema nervoso. Inoltre, l’animale può modificare anche il grado di rugosità presenti sul proprio corpo, in modo da adattarsi al meglio all’ambiente circostante. Il sistema nervoso è ben sviluppato e l’occhio complesso (simile a quello dei vertebrati). I polpi sono animali territoriali, per cui, nei pressi di una tana abitata difficilmente si avvicinerà un altro polpo. In alcuni casi sono stati registrati episodi di cannibalismo. È risaputo, ed è stato dimostrato da innumerevoli esperimenti, che sono animali dotati di un' intelligenza fuori dal comune, soprattutto considerando che sono invertebrati. Sono difatti considerati, tra gli invertebrati, i più intelligenti. La taglia comune è quella che va dalle poche centinaia di grammi ad 1-2 chili di peso. In casi eccezionali può raggiungere i 10 Kg di peso. Ha un tasso di accrescimento estremamente veloce. La longevità della specie è stata stimata a circa 2 anni. La riproduzione avviene durante tutto l’anno (anche se l’attività sessuale è più intensa in determinati periodi) e la femmina depone fino a 400.000 uova. Le uova, impacchettate in particolari strutture, vengono attaccate alla parete rocciosa della tana.  Il maschio possiede l’estremità del braccio III destro modificata ed utilizzata come organo copulatore (tale struttura prende il nome di ectocotile). Le femmine raggiungono dimensioni maggiori rispetto ai maschi. Ha abitudini notturne. Di notte, infatti, il polpo abbandona la sua tana e se ne va a caccia. Le sue prede preferite sono i crostacei, quali i granchi, ma si ciba anche di molluschi e di piccoli pesci. La tana del polpo viene costruita dall’animale generalmente su fondale misto, al limite tra scogli e sabbia, o su fondale prettamente roccioso, sfruttando qualche buca o anfratto preesistente (in questo tipo di fondale è più difficile notarlo). Ha l’abitudine di chiudere l’ingresso con ciottoli, più o meno piccoli, ed altri piccoli corpi solidi. Spesso sta vigile all’ingresso della tana, tenendo saldamente tra le braccia alcuni ciottoli con i quali, in caso di percepito pericolo, chiuderà all’intruso l’ingresso. Importantissimo dal punto di vista commerciale in tutta Italia, viene venduto fresco o congelato. Il pescato annuale nazionale ammonta a diverse migliaia di tonnellate. Viene pescato sia con reti da traino, che con reti da posta fisse, ma anche con nasse e con la fiocina, in immersione, dalla riva o dalla barca di notte. C’è chi, per professione o no, cattura i polpi illegalmente in immersione facendo uso di solfato di rame (fungicida utilizzato in agricoltura e, visto il colore, noto comunemente come pietra celeste o azzurra) per stanare facilmente e rapidamente i polpi che divengono, in questo caso, facilissime prede. Il solfato di rame viene venduto come cristalli di sale più o meno grandi, solubili in acqua. Talvolta, fraudolentemente, una specie affine, Octopus macropus (Polpessa), ma meno pregiata e comune, viene fatta passare ai mercati del pesce come Polpo e venduta al consumatore meno attento. 

In foto, un giovane esemplare fotografato durante le ore notturne.
Fabio Russo)


venerdì 24 giugno 2011

Il moscardino bianco


Nei mari italiani sono presenti due specie di moscardino, appartenenti allo stesso genere. Vengono comunemente chiamati Moscardino bianco (Eledone cirrhosa) e Moscardino (Eledone moschata). Presentano caratteristiche morfologiche assai simili, per cui, possono essere facilmente confusi e scambiati. Inoltre, la maggior parte dei consumatori, li identifica in un unica specie, chiamandoli con il nome generico di moscardino. Entrambe le specie sono di rilevante importanza commerciale e sono tra i molluschi cefalopodi più pescati in Italia. Spesso, al mercato, le due specie vengono commercializzate assieme, sotto il nome di moscardino, come precedentemente detto. Rivolgiamo l'attenzione sul Moscardino bianco (E. cirrhosa), ricordando che è molto simile al congenere E. moschata. Similmente al Polpo (Octopus vulgaris), presenta otto "tentacoli" (termine ormai consueto ma non corretto, in realtà si tratta di braccia) dotati di ventose. A differenza del Polpo però, che possiede due file di ventose per braccio, il moscardino ne presenta solamente una, che percorre l'intera lunghezza delle braccia. Vive su fondali incoerenti, sabbiosi o fangosi. Rispetto ad E. moschata, il moscardino bianco (E. cirrhosa) può spingersi a profondità superiori, fino a circa 400 metri. Si nutre di crostacei, piccoli pesci ed altri molluschi, che cattura nel substrato sul quale vive. Raggiunge un peso massimo di 700 grammi circa, ma la taglia comune è compresa mediamente tra i 200-300 grammi (anche l’altra specie di moscardino raggiunge dimensioni simili). La colorazione è marroncino-giallastra e bianca e varia di intensità e sfumature in base allo stato dall'animale ed alla sua vitalità. Appena pescato, emana un caratteristico odore di muschio. Il suo ciclo vitale si conclude in due anni. Il metodo di pesca utilizzato per la cattura è la rete a strascico. Il sapore è simile a quello del Polpo. Particolarmente ricercati sono i moscardini di piccola taglia, più teneri e gustosi.

In foto, una cassetta di moscardini (E. cirrhosa) appena pescati ed esposti al mercato del pesce. E' messa in evidenza l'unica fila di ventose presente lungo le braccia.

lunedì 4 aprile 2011

I chitoni


I chitoni appartengono alla Classe dei Molluschi nota con il nome di Polyplacophora, che vuol dire: "portatori di molte piastre". Se ad un primo esame visivo possono apparire simili alle più note e comuni patelle (dato il corpo in entrami di forma più o meno ovalare e molto schiacciato dorsoventralmente), i chitoni, a differenza delle patelle e molluschi simili, possiedono una conchiglia composta da 8 piastre articolate, saldamente ancorate al corpo dell'animale. In quasi tutte le specie, queste piastre sono ben visibili sulla regione dorsale dell'animale; tuttavia, in alcune di esse il mantello le ricopre interamente. Molte specie vivono in acque della zona di marea, spesso in zone in cui sono presenti pure le patelle. Quando rimangono all'asciutto si ancorano fortemente al substrato, utilizzando il loro forte piede muscolare ed il mantello (caratteristico dei molluschi) come una ventosa per prevenire una rapida essiccazione del corpo. Quando vengono raggiunti dagli schizzi delle onde, o sono coperti dalle acque dell'alta marea, si attivano ed iniziano a muoversi sul substrato roccioso ed a cibarsi delle piccole alghe adese su di esso, raschiandole con la tipica lingua chitinosa e dentellata presente in quasi tutti i molluschi, la radula. La respirazione avviene tramite numerose branchie, di numero variabile in base alla specie, situate ai lati del corpo dell'animale, all'interno della sua cavità corporea. Il flusso d'acqua respiratorio viene reso possibile dal movimento ciliare dell'epitelio branchiale. La cavità contenente il cuore è situata posteriormente al corpo dell'animale, al di sotto dell'area compresa tra la settima e l'ottava piastra. La maggior parte dei chitoni è a sessi separati con fecondazione esterna. Dalle uova fecondate si svilupperà una tipica forma larvale, che una volta insediatasi nel substrato, ed effettuata la metamorfosi, assume le caratteristiche proprie dell'adulto.

In foto un chitone dai toni piuttosto accesi (di solito presentano colorazioni meno vivaci) attaccato ad un substrato di tipo roccioso. Si notino le otto piastre della conchiglia messe ben in evidenza dalla foto.

domenica 23 gennaio 2011

Il polpo imitatore


Come molti sapranno, alcuni cefalopodi, ed i polpi in particolare, sono maestri nel mimetizzarsi in una grande varietà di ambienti, riuscendo spesso a sfuggire all'occhio dei loro numerosi predatori, uomo compreso. Il mimetismo del polpo, spesso, non si basa esclusivamente su una variazione cromatica che lo rende simile all'ambiente circostante, ma l'animale modifica morfologicamente anche il proprio corpo in modo tale da rendersi il più simile possibile, ad esempio, ad uno scoglio. Tra tutti i polpi, maestri nel mimetismo (sarebbe meglio dire camuffamento), uno in particolare fa qualcosa in più che mimetizzarsi o di rendersi simile ad uno scoglio; infatti quello che viene comunemente chiamato polpo mimetico (Thaumoctopus mimicus) imita, egregiamente e in base alla situazione, alcune specie marine che risultano essere pericolose per il predatore di turno. Ad esempio, questo straordinario animale, riesce ad imitare il pericoloso serpente marino, il velenoso pesce scorpione o addirittura riesce a rendersi simile ad una sogliola, assumendone la forma e nuotando sul fondo esattamente come un pesce. Che i cefalopodi siano gli invertebrati più intelligenti è stato provato da alcuni ben noti esperimenti, riguardanti soprattutto i polpi, ma l'intelligenza del polpo mimetico, viste le straordinarie capacità, supera ogni aspettativa nel mondo degli invertebrati. L'animale, che non raggiunge eccezionali dimensioni (massimo 60 cm in lunghezza), è stato scoperto solo in tempi relativamente recenti (1998) in Indonesia. Il suo colore "di base" è a strisce marroncine scure e bianche, ma in pochi attimi, grazie a particolari tipi di cellule pigmentate chiamate cromatofori, riesce a cambiare colore assumendo le colorazioni più varie.

In foto, rappresentazione di come questo straordinario cefalopode imita una sogliola, un pesce scorpione ed un serpente marino.

Clicca qui per vedere un interessante breve filmato su questo singolare animale.


lunedì 5 luglio 2010

Tellina


Donax trunculus, comunemente conosciuta come Tellina, è un piccolo mollusco bivalve dalla forma pressoché triangolare. Le due valve sono leggermente dissimili in dimensioni. Esternamente le valve mostrano un aspetto lucido e risultano ben visibili i segni di accrescimento concentrici, che vengono intersecati da sottili linee radiali più o meno visibili. La parte edibile interna si presenta biancastra, con sfumature che posso variare dal bruno al violetto. E' una specie molto comune nei nostri mari e vive fino ai 18 metri circa di profondità, ma è più comune nei primissimi metri. Come tutti i bivalvi, è un organismo filtratore e si nutre estroflettendo i sifoni dal substrato sabbioso, mentre il resto del corpo rimane pochi centimetri infossato sotto alla sabbia. La pesca di questo mollusco viene praticata con un attrezzo chiamato "rastrello", che può essere trainato da un natante o da una persona. Per la raccolta, in alcune zone, vengono utilizzate anche delle draghe. Essendo un organismo filtratore è importante conoscerne il sito di provenienza, poiché dovrebbero essere esclusi dal commercio gli esemplari che vivono in acque inquinate. Le Telline devono essere vendute obbligatoriamente vive (unico indice di freschezza per questo prodotto) in quanto una volta morto il mollusco va rapidamente incontro ai normali processi decompositivi. Al momento dell'acquisto le valve devono essere ben chiuse poiché nell'animale morto tendono ad aprirsi e a rimanere aperte. In Sicilia è famosa la Tellina di Catania dove è ampiamente commercializzata e molto apprezzata. 

venerdì 25 giugno 2010

Calamaro gigante a Siracusa


In data 23/06/2010 è stato rinvenuto già morto sulla spiaggia di Pachino, in provincia di Siracusa, un grosso cefalopode della specie Thysanoteuthis rhombus. Il peso dell'esemplare è stato stimato sui 22 Kg per una lunghezza di 110 cm; si tratta di un esemplare adulto. Questo organismo, che vive nelle profondità marine, è comune nell'Oceano Atlantico ed è stato segnalato solo raramente nel Mediterraneo; tuttavia, pare che nel messinese alcuni pescatori lo catturino con una certa frequenza. Nell'Agosto del 2007 un altro esemplare è stato rinvenuto all'Elba, una femmina di 18 Kg di peso per 1,5 metri di lunghezza. Sebbene le segnalazioni non siano frequenti non si può parlare certamente di specie rara, ma, piuttosto, di "specie degli abissi".

In foto l'esemplare catturato sulla spiaggia di Pachino (SR)

martedì 23 febbraio 2010

Il Calamaro


Il Calamaro (Loligo vulgaris) è un mollusco cefalopode con corpo fusiforme. Il suo mantello contiene la gran parte degli organi interni. Gli occhi possiedono una membrana cornea. In tutto, il Calamaro, possiede 8 braccia (nel mezzo dei quali troviamo il becco corneo usato per nutrirsi) dotate di due file di ventose e due lunghi tentacoli con l'estremità a forma di clava e provvisti di quattro file di ventose. Sono note 22 specie del genere Loligo. Questa specie è pelagica e si nutre, soprattutto durante le ore notturne, di pesci, molluschi e crostacei. Gli esemplari giovani, invece, si nutrono essenzialmente di larve di crostacei. In questa specie il cannibalismo è comune. I sessi sono separati. I maschi producono spermatofore che introducono, tramite un tentacolo modificato, nel corpo della femmina. In Italia la pesca più fruttuosa di questa specie si ha in Sicilia (43% circa del prodotto nazionale). Nutrizionalmente è una specie a buon contenuto di vitamine e sali minerali.


In foto una coppia di calamari (Loligo vulgaris).

venerdì 8 gennaio 2010

Animali marini pericolosi: Conus


In mare esistono animali che apparentemente sembrerebbero innocui, ma che in realtà sono in grado di provocare forti dolori anche all'uomo e talvolta risultare letali. Un esempio di tali animali sono alcune conchiglie del genere Conus, che comprende circa 600 specie. Queste conchiglie vivono in ambienti tropicali e sono caratterizzate dal possedere una proboscide dotata di un aculeo velenoso, che l'animale è in grado di scagliare come un piccolo dardo per parecchi centimetri. Questo aculeo, che è simile ad un arpione, contiene un potentissimo veleno, paragonabile a quello dei cobra. Questa tossina colpisce il sistema nervoso con i conseguenti danni letali che ne possono derivare anche per l'uomo. Pare che tutt'oggi non esista antidoto contro questo veleno. Tutti le specie appartenenti a questo genere sono carnivore, nutrendosi principalmente di piccoli pesci e crostacei, che uccidono con la potente tossina.


In foto il Cono manto d'oro (Conus textile), una tra le conchigle del genere Conus più letali.

martedì 5 gennaio 2010

Una conchiglia che galleggia: Janthina


Questo mollusco è un gasteropode, proprio come le chiocciole di terra o i murici marini e tante altre "conchiglie". A differenza però di tutti loro, questo piccolo gasteropode non vive a contatto con il substrato, conduce infatti vita pelagica, vivendo in alto mare e facendosi trasportare dalle correnti e dal moto ondoso. La Janthina riesce a mantenersi sulla superficie marina grazie alla capacità del suo piede (che in questa specie non viene quindi utilizzato per strisciare sul substrato) di secernere una sostanza vischiosa che a contatto con l'acqua indurisce formando numerose bollicine d'aria in quantità tale che riescono a mantenerla in superficie senza farla affondare. Le femmine di quasi tutte le specie di Janthina attaccano sotto a queste "bolle" le proprie uova. Trascinata dalle correnti, attaccata a questa sorta di "zattera d' aria" con la sua esile conchiglia rivolta verso il basso, la Janthina si sposta anche in gruppi composti da un numero elevatissimo di individui, che seguono la corrente. Questo mollusco è ad alimentazione carnivora, nutrendosi dello zooplancton che si imbatte nel suo tragitto. E' un animale cieco, non possedendo occhi, privo di opercolo e poichè è provvisto di un' esile conchiglia, la sua unica protezione è rappresentata dalla capacità di questo animale di emettere un debole schizzo di liquido viola simile a quello dei molluschi più evoluti. Incontrare un gruppo consistente di questi molluschi in alto mare è un esperienza tuttavia rara, anche se indubbiamente meravigliosa. 


In foto Janthina sp. con la sua "zattera" galleggiante

domenica 3 gennaio 2010

Datteri di mare


Questo mollusco bivalve vive all'interno di rocce di natura calcarea, dove vi penetra grazie alla secrezione di un acido ad azione corrosiva. La sua velocità di crescita è estremamente lenta, tanto che per raggiungere i pochissimi centimetri occorrono decine di anni. La pesca intensiva di questo mollusco ha distrutto, in alcune parti d'Italia, chilometri e chilometri di costa, poiché vivendo l'animale all'interno degli scogli non è possibile catturarlo senza distruggere questi ultimi. Nonostante sia la vendita che il consumo siano vietati, la pesca di frodo di questo animale continua ad essere praticata.


In foto datteri di mare (Lithophaga lithophaga) all'interno di una roccia.

giovedì 31 dicembre 2009

Totano


Il totano, come la più comune seppia o come il polpo, è un mollusco cefalopode. Presenta, attorno alla testa, otto braccia e due tentacoli più lunghi. Il suo colore sul bordeaux è un carattere distintivo e lo differenzia dalle altre specie di totani. La femmina di questa specie raggiunge dimensioni superiori rispetto al maschio, con una lunghezza del mantello che può superare i 40 cm. Molto diffuso in tutto il Mediterraneo è oggetto di attiva pesca in Sicilia, dove rappresenta una risorsa economica di non poco rilievo, soprattutto in certe aree siciliane. L'attrezzo utilizzato per la pesca di questo mollusco consiste in lenze con particolari ancorotti terminali (totanare). Vive fino ad un massimo di 800 metri di profondità ed è solito risalire verso la superficie durante le ore notturne. Presenta caratteristiche nutrizionali di notevole pregio.

In foto Todarodes sagittatus

sabato 26 dicembre 2009

Seppia: un mollusco maestro nel mimetismo


Appartenente, assieme al polpo, ai calamari e ai totani, ai Molluschi Cefalopodi, la Seppia (Sepia officinalis) è un mollusco maestro nel mimetizzarsi e confondersi con il fondale marino. Questa strategia viene utilizzata dall'animale non solo per nascondersi dai predatori, ma anche per tendere agguati alle sue prede, che consistono principalmente in granchi, piccoli pesci e alcuni molluschi. Presenta il corpo ovale e schiacciato ed è internamente sostenuto dal caratteristico "osso di seppia" (conchiglia interna). Il capo è dotato di 8 braccia e due lunghi tentacoli, tra i quali si trova la bocca a becco di pappagallo.  Si può spostare lentamente, nuotando dolcemente a mezz'acqua, grazie al movimento ondulatorio delle sue "alette" laterali oppure può utilizzare la propulsione a getto del suo sifone per dileguarsi rapidamente, magari dopo aver spruzzato un bel po' di nero. Grazie alle sue eccezionali capacità mimetiche, questo animale è in grado di cambiare colore in pochissimi istanti, in funzione dell'ambiente in cui si trova. La variazione e la regolazione della colorazione è dovuta a particolari cellule contenenti pigmenti, dette cromatofori, che sono sotto al controllo del sistema nervoso. In alcune specie, durante la riproduzione, il maschio  è in grado di "camuffarsi" assumendo il colore e le sembianze della femmina in modo da confondere gli altri maschi e da riuscire ad accoppiarsi indisturbato con la vera femmina. Il suo habitat è costituito dalla zona costiera che presenta fondale sabbioso o melmoso, spesso misto a ciottoli o a praterie di fanerogame marine. Se minacciata, è in grado di spruzzare un getto d' inchiostro per confondere il suo aggressore. Il suo nero, inoltre, a differenza di quello del Polpo e di altri Cefalopodi, viene utilizzato per condire saporiti piatti a base di "nero di seppia", appunto. Può raggiungere eccezionalmente dimensioni di 90 cm, ma la media è ben al di sotto di questo valore. Molto importante per la pesca, questa specie viene insidiata principalmente con reti a strascico, nasse e reti da posta.

In foto una Seppia (Sepia officinalis) perfettamente mimetizzata con il fondale sabbioso. Da notare che il suo camuffamento non è limitato al colore, che diviene uguale a quello dell'ambiente circostante, riproducendo persino le alghe. La Seppia è infatti anche in grado di corrugare la superficie corporea, facendole assumere una forma simile a quella di alcuni tratti dell'ambiente attorno a lei, in questo caso a piccole alghe. 

martedì 8 dicembre 2009

Un fossile vivente: il Nautilus

Un vero e proprio fossile vivente, tale animale, appartenente al taxon dei molluschi cefalopodi è stato osservato in vita per la prima volta solo nel 1829. La sua conchiglia è sicuramente molto conosciuta quasi da tutti, ma pochi sanno sulle caratteristiche dell'animale che vi abita. La conchiglia può superare i 20 cm di diametro e dalla sua apertura spunta fuori la testa del cefalopode con i suoi grandi occhi. Il nautilus, si nutre principalmente di crostacei, che cattura con i suoi lunghi tentacoli e che, a differenza di quelli di polpi, seppie e calamari, sono sprovvisti di ventose. La conchiglia, internamente, è suddivisa in setti pieni di una miscela gassosa. L'animale è in grado di controllare la concentrazione di questi gas interni in modo da regolare i suoi spostamenti verticali nella colonna d'acqua. Vive tra la superficie ed i 500 metri di profondità. Il Nautilus è diffuso soprattutto a livello dell'Oceano Pacifico occidentale e nell'Oceano Indiano.

martedì 24 novembre 2009

"L'Occhio di Santa Lucia"


Anche se molti conosceranno questo "gioiello del mare" (soprattutto le donne) che viene appunto utilizzato per farci ciondoli per collane, orecchini ed altri tipi di gioielleria, molti non sanno cosa sia in realtà. Infatti, ci sono molte credenze (errate) sulla sua origine, tra chi dice che sia l'osso di un pesce raro a chi invece sostiene che si tratti di sabbia compressa dal moto ondoso. In realtà, non è altro che un opercolo, ovvero un organo mobile che serve per chiudere l'apertura (quindi per proteggere l'animale che lo possiede), in questo caso, della conchiglia Astrea rugosa. In molte conchiglie, che ricordiamo sono dei molluschi, è di origine cornea, ma l'opercolo di Astrea rugosa (quello che viene appunto chiamato Occhio di S.Lucia) è di natura calcarea ed assume una colorazione che và dall'arancio al rossastro, al bruno. La sua forma è ovale tondeggiante. E' considerato un portafortuna.

Qui in foto la conchiglia di Astrea rugosa con in mostra il suo prezioso opercolo.