mercoledì 31 dicembre 2014

Blennidi delle acque italiane


I blennidi, comunemente noti come bavose, appartengono al numeroso raggruppamento ittico della famiglia Blenniidae. Le specie sono distribuite in tutte le acque del globo, principalmente in acque marine tropicali e subtropicali, ma sono presenti anche in acque salmastre e persino d'acqua dolce. In tutto, ne sono attualmente riconosciute circa 400 specie. Il nome comune italiano che sta a indicare la famiglia è quello di bavose. Tali pesci, infatti, posseggono una pelle nuda ricoperta da un cospicuo strato mucoso che la protegge da infezioni e danni meccanici. Ciò rende l'animale molto viscido e scivoloso al tatto. La linea laterale, spesso, è ridotta e si limita alla porzione anteriore del corpo dell'animale. In alcune specie è coperta da scaglie modificate. Sul dorso è presente un'unica lunga pinna dorsale, spesso caratterizzata da un' evidente incavatura a circa metà della sua lunghezza. Le ventrali si trovano invece in posizione giugulare, dinanzi alle relativamente ampie pinne pettorali. L'anale è anch'essa estesa e si contrappone alla dorsale, nella regione posteriore del corpo. La caudale è in genere piuttosto ampia e con margini arrotondati. Nelle nostre acque sono presenti 20 specie in tutto, la maggior parte delle quali ampiamente distribuite e piuttosto comuni e quindi facili da osservare un po' in tutte le aree costiere italiane. Di queste, una sola specie è esclusiva di acque dolci, la Cagnetta (Salaria fluviatilis). La maggior parte delle specie italiane non supera, in media, i 7-8 cm di lunghezza totale. Le specie più piccole non superano i 4-5 centimetri e appartengono al genere Microlipophrys, istituito nel 2005. A questo genere, in Italia, appartengono 4 specie. Di queste, la più grande è la Bavosa Gote Gialle (Microlipophrys canevae) con i suoi 8 cm di lunghezza. I maschi di questo genere sono caratterizzati dall'assumere, durante la stagione riproduttiva, una particolare livrea che ne rende le guance di un colore giallo intenso. Tra i giganti italiani del mondo dei blennidi, invece, possiamo considerare 3 specie: la grossa e spesso panciuta Bavosa Sanguigna (Parablennius sanguinolentus) che può superare eccezionalmente, sebbene di poco, i 20 cm di lunghezza; la meravigliosa Bavosa Occhiuta (Blennius ocellaris), caratterizzata da un'altissima pinna dorsale, che può raggiungere i 20 cm di lunghezza; la Bavosa Ruggine (Parablennius gattorugine), in assoluto il più grosso blennide del Mediterraneo con i suoi 30 centimentri di lunghezza totale. La maggior parte delle specie vive in acque basse e della zona intertidale, su fondali rocciosi ricchi in buche e anfratti o misti a sabbia. Ad esempio, nella fascia di marea è possibile rinvenire con relativa facilità la Bavosa Galletto (Coryphoblennius galerita) e la Bavosa Capone (Lipophrys trigloides), tra l'altro piuttosto simili nella livrea e morfologia generale, sebbene sussistano sufficienti differenze da giustificare la collocazione dei due animali nei due diversi generi. La prima specie, grazie a particolari adattamenti fisiologici, è in grado di effettuare soggiorni relativamente lunghi al di fuori dell'acqua, soprattutto durante le ore notturne. Nessuna delle nostre specie è oggetto di pesca attiva da parte dell'uomo, tuttavia, alcune specie vengono accidentalmente catturate con attrezzi di vario tipo. In genere, con la pesca a fondo dalla riva, soprattutto con canne fisse, è possibile catturare qualche grosso blennide come la Bavosa Sanguigna e la Bavosa Ruggine e qualche altra specie più piccola come la Bavosa Pavone (Salaria pavo) e la Bavosa Capone. Occasionalmente, gli esemplari delle specie più grosse rimangono intrappolati in reti da posta, mentre, un'unica specie, la Bavosa Occhiuta (Blennius ocellaris) viene comunemente catturata con reti a strascico a quote batimetriche relativamente elevate. In tutti i casi, pur essendo commestibili, date le ridotte dimensioni e la scarsità degli individui catturati con i consueti attrezzi da pesca, non rivestono alcuna importanza commerciale. Inoltre, la sensazione di viscido dovuta alla cospicua secrezione di muco, rende questi animali certamente poco appetibili. L'interesse dell'uomo per questi piccoli pesci proviene, invece, dal mondo dell'acquariofilia e della fotografia subacquea. Date le loro meravigliose livree e l'indole curiosa, questi pesci sono tra i più amati dagli acquariofili mediterranei, che li tengono spesso ben volentieri all'interno delle loro vasche, dove questi animali, tra l'altro, si adattano molto bene. Per lo stesso motivo, questi pesci sono anche tra quelli più fotografati da professionisti o da semplici appassionati. Mentre in passato i blennidi erano certamente meno noti alla maggior parte, oggi, grazie alla presenza sul mercato di attrezzatura fotografica alla portata di tutti, questi pesci, sebbene spesso in maniera comunque superficiale, rientrano tra le specie più conosciute e fotografate dai più. Come tutte le creature marine, anche i blennidi rivestono il loro ruolo nell'ecosistema marino, motivo per cui bisogna apprezzarne il valore intrinseco, senza necessariamente relazionarlo a "necessità" umane di tenerli in vasca o di godimenti personali nello scattare e mostrare le foto di queste splendide creature che il mare cela appena sotto la sua superficie o, nel caso di alcune specie, come abbiamo visto, anche poco al di sopra di essa!

Alcuni dei blennidi italiani. A: esemplare maschio di Bavosa Mediterranea (Parablennius incognitus) fa capolino dalla sua tana. B: giovane esemplare di Bavosa Occhiuta (Blennius ocellaris) catturato con reti a strascico ad una profondità di 110 metri. Lunghezza totale circa 6 cm. C: grosso esemplare di Bavosa  Sanguigna (Parablennius sanguinolentus). D: giovane esemplare di Bavosa Ruggine (Parablennius gattorugine). (Foto © Biologia del mare).

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